Lemon B & B

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Dadà e la casa di terra innevata

mercoledì 18 gennaio 2012

I muscoli del capitano


Titanic

Ho letto in giro, molte parole in merito alla non eroicità di De Falco, che se fosse stato sulla nave forse sarebbe stato come Schettino, che noi tutti siamo Schettino e noi, che puntiamo il dito, lo facciamo solo perché ci serve un capro espiatorio, perché la storia italiana è piena del buono e del cattivo, ché il popolo italiano ha bisogno di crearsi miti perché deve raccontarsi che non tutto va buttato. Ho letto che gli eroi sono quelli dell'Odissea e dell'Iliade, non un De Falco che, invece, stava facendo solo il proprio dovere. Che in Italia, basta fare il proprio dovere e si diventa eroe.

Io non sono comandante, non ho lo stipendio di un comandante e non ho fatto corsi per diventarlo. Dovrei misurarmi col mio sangue freddo, per sapere se sono o non sono capace di atti eroici, ma non lo devo fare e penso, fortunamente non lo devo fare, ho un misero stipendio, non ho in mano la vita di migliaia di persone e dallo svolgimento di esso, non ho alcun rischio.
Quindi, io, sopra questi tasti posso dire che Schettino non è un eroe, posso dire che Schettino non ha fatto il proprio dovere, che è lui, il colpevole delle morti sulla Concordia, e che è venuto meno a un codice d'onore che è scritto oramai nei cuori di ognuno di noi, quello che il comandante non lascia mai la sua nave. Una intera letteratura ha impresso nei nostri occhi e nelle nostre orecchie questa immensa figura onorevole e eroica del comandante di una nave, di un vascello, di un veliero.
E non c'entra nulla, che io abito in Italia, perché tutto il mondo ha detto che De Falco è un eroe, non  lo hanno detto soltanto gli sciocchi italiani, che, basta che uno faccia il proprio dovere e diventa eroe.
E' facile,  invece, fare il giornalismo in Italia, è facile scrivere tutto e il contrario di tutto, tanto sulla poltrona che ci vuole? Non certo eroismo, e da quel trespolo che molti di loro abitano per le stesse ragioni grazie alle quali Schettino fa o faceva il comandante, e, dicevo, da quel trespolo, sentenziano, vomitano e dicono boiate, giusto perché quelle righe le devono riempire. E allora, sulla Tragedia della Concordia si può fare del cinismo, che ci vuole!. Ad essere cinici non ci vuole niente, basta far  diventar nazional popolare e qualunquista qualsiasi parola che evochi il senso di patria, di fratellanza di amore di eroicità, basta che questi yesman, giornalai-isti, dicano che questo o quello è nazional popolare e tutto e dico tutto va a puttane.
Non si fa del cinismo sulla pelle degli altri, non si commentano i fatti senza pensare, come quando si soffre di eiaculazione precoce. Non si parla della nave-morte, come a un paragone con il paese alla deriva, nessuno si deve permettere, di levarci anche la possibilità di commuoverci, di stizzirci di arrabbiarci, di protestare, di amare, di lodare, solo perché si ha il patentino da giornalista ricevuto per meriti politici, conoscenze clientelari o grazie ai tanti soldi in tasca o solo per il gusto di essere bastian contrari e aumentare le vendite della propria testata o aumentare l'audience.
Voglio sentirmi fiera di annoverare, tra il meraviglioso genere umano italico, individui come De Falco, voglio inolgoglirmi di fronte al plauso che tutte le più grandi testate del mondo hanno reso al comandante De Falco (tutti ammalati di italianità a voler fraternizzare con le idee di alcuni giornalai), voglio incazzarmi, non perché mi serve un capro espiatorio, ma perché voglio indignarmi con un uomo che si chiama Schettino che non conosco che forse è pavido come me, ma ricopriva un ruolo che io neanche mi sogno di ricoprire e che per questo ha un conto in banca totalmente diverso dal mio. Io posso essere pavida lui no!
Non cambiamo le carte in tavola e basta, basta a scorreggiare con le dita e con la bocca. Scrivete come veri giornalisti, salite a bordo CAZZO!