Lemon B & B

Lemon B & B
Dadà e la casa di terra innevata

mercoledì 14 dicembre 2011

La verità, ti fa male!

E' tanto tempo che non scrivo, ho avuto il famoso rifiuto della pagina bianca; il baratro a cui essa conduce, spesso, diventa un limite, e allora divento ossessionata dal non scrivere, e più mi ossessiono e più l'atto diventa assurdo. 
Il tempo mi ha insegnato che altro non ho da fare se non di caricarmi ad orologeria, aspettando di scoppiare... poi sarò fagocitata dai miei pensieri e in qualche posto dovrò fermarli.
Quello che più fa incazzare la sottoscritta, è la menzogna. Odio profondamente chi dice menzogne e soprattutto chi se le racconta.
Odio chi conduce una vita esteriore completamente distante dalla propria interiorità, odio chi, pur di manifestarsi perfetto, vende al mercato ogni suo singolo aspetto umano.

Mi fanno incazzare i bugiardi.
Sono delle carogne che si nutrono di carcasse.
Nidificano spesso in microcosmi che tanto si avvicinano a quello della corte dei miracoli.
I mistificatori, sono i più grandi esemplari umani di narcisismo unito alla meschinità dell'essere debole.
Più si è deboli e più si mente.
Più si è deboli e più si assumono atteggiamenti snob basati sul nulla.
Odio, chi parla tutto perfetto, uccidendo le proprie origini mentendo la propria provenienza, perché in realtà sono dei complessati, che non conoscendo nulla, neanche bene l'italiano, hanno paura che qualcuno se ne accorga... ebbene, io me ne accorgo.
Odio, chi fa finta di essere felice, di avere la famigliola felice e nasconde catrame e letame anche sotto al cuscino, famiglie sfasciate, figli dilaniati e loro... loro danno lezione di matrimonio, convivenza... io me ne accorgo.
Odio, chi fa finta di sapere, di solito parla per frasi fatte, cita questo e quell'altro senza dare animo a nessuna delle proprie emozioni... ho letto un sacco di libri per avere quarantanni, spesso so anche da quale autore sono riprese le vostre citazioni... mi fate pena.
Odio, chi finge amore, facendo finta di amare, dicendolo anche a se stesso, questo tipo di personaggio credo sia il più laido e il più inconsistente, che siccome è convinto che vi ama, che vi vuol bene, (spesso vi odia o vi emula o vi invidia), allora puo' permettersi di dire tutto a voi, oggetto del loro amore, è convinto di raccontarvi palle senza che ve ne accorgiate, è convinto di manipolarvi senza che voi ve ne accorgiate... io sto qui aspetto che cresci e capisci se davvero mi vuoi bene, non più solo quando cazzo pare a te.
Poi, ci sono i lestofanti totali, sono anch'essi individui egocentrici perché soli, miseri e senza un minimo di autostima, questi sono i più grotteschi, raccontano la loro vita a seconda di chi hanno di fronte, commentano fatti a seconda di chi hanno di fronte, navi senza timone, viaggiano sul mare crespo della menzogna e del sarcasmo altrui.
Davvero siete patetici.
Spesso alla mia amica Pina, quando parliamo di questi individui, dico... "Perché non si impicca?, oppure "Perché non si spara in bocca?", Ebbene quella frase non è tanto per dire, li vedo davvero appesi a una forca o con il cervello spappolato sulle pareti della propria abitazione, finalmente avrebbero un riscatto l'unico per loro possibile quello della morte suicida che almeno è vera e finalmente è dettata dal loro volere.
Ebbene di questa immondizia umana ne ho piene le tasche... e basta! Non voglio più avervi come amici come interlocutori (cito Gaber... ma il resto è mio), non vi voglio più sentire, perché se devo conoscere qualcosa di non vero preferisco la letteratura, che dal non vero, mi conduce a esplorare l'animo mio e quello degli uomini, non voglio più leggere romanzi d'appendice che escono da quelle bocche involgarite dalle menzogne alla Maria De Filippi, voglio romanzi di eroi e eroine, voglio gente davvero cattiva, voglio gente davvero capace di amare, voglio gente capace di essere tutte queste cose insieme, perché l'uomo non è solo bene o solo male. Voglio parlare solo con chi è genuino, voglio parlare con chi non ha filtri dettati dalla propria pochezza intellettuale, di origini, o di stato o mentale. Voglio, nutrirmi, di parole che solo gli uomini sanno dire, voglio... autenticità.
Ho spento la TV, per non sentire le cazzate, ho fatto una grande cernita tra gli autori che ancora possono abitare i miei occhi e la mia anima, per quale cazzo di motivo, vi devo permettere di guardarmi negli occhi e raccontarmi tutte le cazzate che siete capaci di dire e fare finta di niente? Perché devo stare zitta e permettere a voi di proliferare grazie alle mie orecchie? Guai poi, se provo a dire qualcosa... eh no!
Il bugiardo laido, è capace anche di versare addosso a chi lo ascolta e prova a dissentire, tutta la propria pochezza... basta! Iride ha chiuso!
A buon intenditor...

venerdì 21 ottobre 2011

A...lambiccarsi il cervello... Il tempo e' un neutrino

E c'era una volta una bellissima fanciulla che decise di farsi suora, i bombardamenti su Roma interruppero questo sogno. La bellissima ragazza dagli occhi pervinca, torno' a casa con il sogno naufragato. Trovo' Dio, nagli occhi stanchi e doloranti di un uomo tornato dal campo di concentramento in Germania. Furono anni passati a dimenticare curando le ferite di un'anima e un corpo dilaniato dal dolore. C'era una volta una donna di ottant'anni che ne dimostra sessanta. Che ama la vita e la morde piena di voglia e appetito. Cammina tutte le mattine per ore in riva al mare, fa colazione con le amiche, sale sugli aerei e viaggia il mondo. Il sorriso e' largo e vero, il suo parlare e' dritto e sincero. Poi c'era una volta un uomo solo, il cielo negli occhi. Viaggiava sopra questo mondo, guardandolo sempre dall'alto di un aereo. Non e' difficile volare, basta avere la voglia di essere liberi. 42000km di volo dentro agli occhi e nel racconto il tramonto diventa giorno senza sbalzi di fuso orario. Passano così le notti in ospedale: frequentando il dolore, il passato, il presente e le speranze per il futuro di eccezionali, splendidi esseri umani, Dio, ne sono sempre più convinta, e' in ognuno di noi, se solo lo sapessimo! Sono in attesa Vibro il mio sguardo Concrete carezze Parole ondulate Raccolgo rami Intesso trame Avida gola Ingoio sminuzzate Minuziose novelle Arde ceppo ardito Seduta sciorino preghiere Albe dal sapore di buio Bocche intraviste Sorprendo il tuo ghigno Nascondi alambicchi di vetro Nascosto pozioni reclami Elaboro introietto mi scaldo Fumo rotolanti pietre di dolore Piroetto il pensiero Di nuovo una novella da riesumare. (notti in ospedale)

mercoledì 19 ottobre 2011

Appuntamento con mia madre.

Una preghiera si leva fino al cielo, una prece lamento urla dal fondo di anima persa, un anelito irrompe a svegliarci la veglia. Il cuore in tormento cadenza un tempo che vorrei fosse già passato. Nel frattempo, il sogno si sveglia e mi lego i capelli, nel frattempo mi desto e intreccio le dita tra perle a decine rinnovando richiesta d'aiuto. Mia mamma cara, e' stato tenero oggi aggiustarti i capelli come tu facevi a me quando ero bambina. E' stato un incanto perdermi tra i tuoi grigi occhi impauriti senza averne l'aria. E' una prova di vita, questo mi hai sempre insegnato. A tirar dritto, senza perdersi e perdersi d'animo mai. Domani avrai un nuovo segno sulla pelle, a raccontare di te, dall'ombelico fino al pube. Da dove iniziasti tu il cammino a dove lo insegnasti a me. Eppure e' domani, non troppo lontano se fosse un giorno qualsiasi, invece e' domani. Inizierà dopo tutta questa intera fottutissima notte. Occhi cerulei, biondi capelli, tutti si son sempre chiesti come fosse possibile io figlia tu madre. Oggi nessuno se lo chiedeva, eravamo un unico corpo a sorprendere lo stesso pensiero. Eravamo io e te colme d'amore e di tenerezza. Speranza, questa la parola di questa nottata. Tu la' in quel letto anonimo, rinverdito dai tuoi libri, dai tuoi occhiali, dalla tua tazza e dai tuoi ricami. Io qui con i miei libri, con i miei occhiali e con la mia tastiera e le mie dita. Ti do la mano, mamma mia, come quando piccina, la cercavo per non aver paura di addormentarmi. Sogneremo insieme quel tanto che basta fino a che non arrivi domani. Il sogno si desterà, e io avrò bisogno di te come non ho avuto bisogno mai. Sarò li con te e nulla ti turberà, sarò li con te perché in nessun altro posto sarò. Ho bisogno di te mammina cara, e tu di me... Ti amo, torna presto tua Iride.

martedì 18 ottobre 2011

Dilatato tempo presente.

Non credo si possa più far niente. Non credo basti più lambiccarci a cercare notizie, non credo bastino catene umane, o manifestazioni o violenze più o meno efferate. Non serve... Unica, determinante  situazione da preservare, credo, sia soltanto quella di tenersi uniti ai nostri cari, di guardarli negli occhi e vivere con loro il presente dilatandolo fino a farlo diventare un unico tempo: quello che a noi serve. Non dobbiamo mai dimenticarci degli occhi dei nostri figli che, ancora piccoli e ingenui hanno il respiro degli angeli, non deve passare inosservato, neanche un minuto, accanto a loro. Cresceranno e non sara' più così come e' ora. Dimenticheremo che i loro capelli sanno di pastello temperato, dimenticheremo quel buco sui denti, dimenticheremo il cioccolato intorno alle loro labbra e la maglietta appena indossata macchiata dal gelato che cola. Non ci saranno più le loro mani che cercano le nostre, i loro piedini che corrono felici scalzi nel salone, in riva al mare e sopra l'erba. Questo e' ciò che deve interessarci, perché non c'è niente di più vero della vita stessa. Fermiamoci in questo presente dilatato a scoprirci di nuovo innamorati, in ogni momento, con maggior vigore di chi e' nostro compagno, amiamo con intensità l'uomo o la donna che ogni stanca mattina fa colazione con noi. Viviamo di nuovo con il nostro amore, le emozioni grazie alle quali ci siamo regalati una famiglia, una casa, una nuova dimensione. Scopriamo che abbiamo bisogno ancora di esser presi per mano e che un bacio sfiorato sulla guancia puo' di nuovo farci respirare in maniera irregolare. Recuperiamo la nostra umanità, dedicando questo presente a chi ci ha generato, togliamo di mezzo ogni dissapore e smettiamola di fare a quarant'anni ancora gli adolescenti a rivendicare nostri diritti di bimbi sottratti da chi ora con capelli bianchi non puo' più ridarceli. Siamo adulti e da tempo avremmo dovuto imparare che i genitori sono mamma e papa' infallibili fino a quando noi oramai adulti non capiamo che sono mamma e papa' esseri umani con pregi e difetti. Recuperiamo i nostri genitori in questo dilatato presente abbracciamoli davvero, prima che se ne vadano lasciando poi in noi un vuoto incolmabile, la solitudine e la certezza di non poter più dire "mamma" e ricevere una risposta "dimmi figlio mio" . Che ce ne importa di chi presente non ha, che ce ne importa di chi amore non da e non riceve. Che ce ne importa di chi credendo di aver potere e soldi rinnega in ogni momento l'infinito che possiede. Una carezza sulle gote, un sorriso sincero, una lacrima che scende in cui riporre speranze, un anelito di vento a scompigliare queste nostre insane certezze: non c'è niente di più urgente dell'amore nulla.

sabato 8 ottobre 2011

Ditirambo

Il partito "forza gnocca", Vasco Rossi che si e ci spiega sulla sua pagina facebook, wikipedia che chiude e poi riapre, la legge bavaglio, i soliti sordidi intrighi di palazzo e la solita putrida faccia di chi se ne frega disonestamente di tutto e tutti.
Questo accade in Italia, questa Italia, la mia Italia.
Spengo il PC, vado a vivere e mi trovo di fianco a personaggi e in mezzo a situazioni che avevo spento dentro a quel PC.
Chi vive accanto a me, è stato contagiato, è stato contagiato dai batteri e virus che banchettano nelle aule di Montecitorio,  si propagano dalle persone che in Italia sembra detengano potere o che siano considerate icone e arrivano alla plebaglia da poco più di mille euro al mese.
Quindi non c'è del marcio solo in Danimarca, il marcio è arrivato fino a noi. E mi domando e se anch'io fossi stata contagiata?
Vivo quotidianamente situazioni surreali, al limite del grottesco.
Per sopravvivere in mezzo a questo laido modo di interpretare i rapporti, in questo modo lercio di comunicare, di esprimere se stessi, vivo come una funanbula, a dieci metri dal suolo.
Non ho più paura di cadere, sono una provetta circense, e poi so che in mezzo a sto baillame, non si cade mai, tutto è lecito, tutto è possibile e tutto viene dimenticato.
Occorrerebbe insegnare all'uomo cosa è decente e cosa non lo è, occorrerebbe insegnare all'uomo dove finisce  il possibile e dove inizia l'impossibile, ma forse è proprio qui che arriva la spiegazione dello stravolgimento della fisica, della matematica, che non sa più come si risolve la formula di Einstein con i nuovi dati della velocità dei famosi neutrini, è qui che si restringe il campo e si allarga all'infinito, non c'è nulla di certo, tutto è opinabile, basta provarlo. Con le scienze è arduo e una volta opinato non si torna indietro si guarda avanti, invece con le cazzate quotidiane, coll'essere essere umano, questa capacità dell'opinabilità porta tutto avanti e poi tutto indietro, senza regole, mistificando e profetizzando, utilizzando leve morali, utilizzando stereotipi sociali, utilizzando le masse e desertificando il pensiero.
L'uomo è superiore alla scienza, l'uomo è la scienza, poi potrei aggiungere che l'uomo è superiore alla poesia, l'uomo è la poesia, posso ancora dire che l'uomo è superiore alla teologia, l'uomo è dio in sé.
Ma questo, ce lo siamo dimenticato. Lo sapevamo, non venite a dirmi che non lo sapevamo, ce lo siamo dimenticato. Lo abbiamo perso nei meandri di una vita corrotta e da corrompere, ce lo siamo dimenticati a basso prezzo. Siamo come quelle ragazze che si credono bruttine e che quindi basta niente per farle cadere in trappola e tormentare. Siamo come le donne tiranneggiate da mariti o compagni che le picchiano perché sicure di non meritare altro.
Sovrastrutture, un tempo le chiamavamo, ma ora non sono solo sovrastrutture, sono altro, al di sotto dell'essere umano sociale, al di sotto delle nostre capacità di comunicazione, sono incertezze e fragilità date per assiomi, che, siamo sicuri, non poter più togliere dalla nostra pelle. Come se si trattasse di DNA.
Amare è ancora possibile. Odiare anche.
Comporre, creare, alzarsi, cadere, scusarsi, ricominciare, riprendere, respirare, donare, restringere, abbattere, difendere, lottare, sudare, immergersi.
Abbiamo un sacco di infiniti da utilizzare mentre viviamo questa nostra meschina esile e scoraggiante esistenza.
Abbiamo permesso che distruggessero il nostro vocabolario, abbiamo permesso che ci imparassero a parlare per frasi fatte, abbiamo permesso che ci insegnassero il sesso bieco per poi chiamarlo amore.
Abbiamo permesso che ci sfruttassero, e abbiamo ancora di più sbagliato, miseri noi, quando abbiamo lasciato che mettessero le mani nelle teste e nelle tasche e nel futuro dei nostri figli, come le mogli di pedofili, che girano la faccia e fanno finta di non vedere i loro figli martorizzati.
Diciamo sì, anche quando diciamo no. Ci basta tutto. Ci accontentiamo del niente. Anche l'arte, non deve essere più in grado di trasmettere, non deve lasciare messaggi, non deve andare dove è solita andare. L'arte sta là, come oggetto di culto, perché è arte, come se uno a casa tenesse la tuta di un astronauta, così si tengono se si tengono, le sculture i quadri i libri la musica dentro casa. Per lo stesso motivo... non le utlizzeremo mai.
Allora, mentre lavoro, mentre esco, mentre mi confronto, mentre ascolto, mi sorprendo a sperare di sorprendermi. Mi sorprendo a sperare di guardare negli occhi qualcuno che le lacrime le ha davvero, mi sorprendo a sperare di trovare qualcuno difficile da catalogare, mi sorprendo a sperare di sentire qualcosa che mi scalfisca l'animo... l'unica cosa che devo fare, invece, è tornare a casa e sentire la voce della mia famiglia.
Grazie Steve Jobs, è vero che hai creato la ruota per i primitivi del secondo millennio, peccato che però non sanno che farsene, non vivranno mai l'oggetto, saranno solo alla sua mercé.

http://www.youtube.com/watch?v=e_JlHuh3HTQ

martedì 27 settembre 2011

La notizia! Qual è? GAETANO FERRIERI



I neutrini sono più veloci della luce, niente di certo ma pare che i risultati dell'esperimento Opera, siano sensazionali. Le intercettazioni telefoniche del premier e tarantini sono leggibili ovunque, chi non le conosce è solo perché non le ha volute leggere. Che la manovra sia un ulteriore torci budella per noi che le budella ce le abbiamo perforate, è un'altra notizia notissima.
Del presidio ad oltranza davanti a Montecitorio non si sa nulla.
Perché?
Gaetano Ferrieri, dovrebbero essere l'uomo del momento, si dovrebbe parlare di lui in ogni luogo, invece, non accade.
La sua lotta, che è poi il mettere in pratica ciò che noi diciamo dal droghiere, in fila alle poste, mentre si mangia e si cambia canale, mentre commentiamo le ultime notizie della nostra laida politica, dicevo, la sua lotta non è menzionata mai. Solo chi ha tanta sete di verità e spulcia e cerca nella rete, trova il suo nome.
Gaetano Ferrieri, e piano piano sotto la ricerca google, appaiono tutte le sue lotte, tutto quello che sta dicendo e facendo concretamente, ripeto concretamente da molti mesi.
Blob, alcune sere fa, ha mostrato alcune scene del suo operato, solo blob, solo blob.
Eppure quello che fa Ferrieri, e il suo gruppo che diventa di giorno in giorno sempre più nutrito, dovrebbe essere la notizia che più ci interessa, dovrebbe essere il TG che in ogni momento dovremmo guardare.
Come al solito, la vera notizia, non c'è. E noi pecoroni, continueremo a lamentarci e a imprecare usando le solite frasi stereotipate che qualcun altro ha confezionato per noi.
"Gli italiani sono così, non si sono mai saputi ribellare"
"Quei porci che guadagnano in un mese quanto io riesco a guadagnare in un anno, non se ne andranno mai"
"Che faccio da solo? ci vuole un gruppo organizzato!"
Scuse, tutte scuse, sono tutte scuse.
I mezzi e le persone giuste ci sono, fare qualcosa si può, ma quanto ci piacciono le scuse.
Fosse per me chissà cosa farei... diceva Giorgio Gaber, scimmiottando il modo di parlare e di pensare di chi rincoglionito dai mass media e dal pensiero dominante, si esalta sul nulla della sua esistenza ipotizzandone un'altra a lui favorevole in cui possa riscattarsi.
Mi domando, ma non siamo stufi?
Sicuramente no, non abbastanza.
Vogliamo che danzino sul nostro petto un tango forsennato, vogliamo che i nostri figli non abbiano futuro, vogliamo non avere più un posto dove andare, vogliamo non poter più pensare, non vogliamo vivere il presente e neanche ipotizzare un futuro. Inseriti come siamo, nell'ingranaggio esistenziale creato per noi, siamo pedine meccaniche da oleare per far fruttare chi l'ingranaggio lo usa a suo piacere.
Siamo mortificati, non abbiamo più dignità, non abbiamo pensiero, ma intanto pensiamo... ma a cosa? a cosa pensiamo? 

Vado a lavoro
porto il bimbo a scuola
vado in palestra
vado a depilarmi
quella c'ha un culo!
stasera a mangiare la pizza
ci sentiamo su fb
ti ho taggato
lo ho taggato 
li abbiamo taggati (e tutta la declinazione del verbo... inglese)
accendo la TV
gioco con la x box
ti telefono
ti messaggio
hai letto le intercettazioni? che schifo, ma come fa a quell'età? prenderà sicuramente qualcosa
ritorno in palestra
c'ho l'amante, speriamo che mia moglie\marito non mi scopra
vado a dormire...

ecco a cosa pensiamo,  c'è chi pensa un po' di meno di questo che ho scritto sopra e qualcuno che pensa qualcosina in più, ma non diciamoci cavolate, non ci prendiamo in giro... ci hanno tolto tutto e lo abbiamo permesso, siamo rimasti così: inermi, ci siamo lasciati trasformare ci siamo lasciati intorpidire.
Non sappiamo cosa sia la decenza, non sappiamo cosa sia la  morale, non sappiamo cosa sia giusto o sbagliato per noi, non sappiamo riconoscere il prossimo, non sappiamo parlare, non sappiamo amare, non sappiamo neanche più soffrire. E soprattutto nulla più ci sorprende.
Anestetizzati.
Sveglia!
La data è il 12 ottobre, vi posto due link:




mercoledì 7 settembre 2011

Ludovico Einaudi e lo scroll


E' stranissimo, sono collegata su facebook e leggo i post che arrivano sulla mia home. E' incredibile, ho le note di Ludovico Einaudi nelle orecchie "Andare" il pezzo, e mi lascio cullare dal mare increspato del web.
Guardo le immagini che si susseguono incessantemente, lo scroll, sembra un film, sembra quelle sequenze in cui, il regista decide di togliere il sonoro per mostrare ancora più con vigore immagini di morte e di solitudine. Questo accade davanti ai miei occhi. Immagini di uomini in piedi di fianco a una bandiera arricciolata con il sole cocente di fronte agli occhi, che cerca di dire qualcosa a un paese sordo muto e cieco, sono davanti a Montecitorio, e a fermare il nulla che sembra graviti attorno a loro, visto che nessuno ne parla, ci sono i blindati, forze di polizia, a rendere il tutto surreale e nichilista.
Ecco apparire, la foto del presidente, non mi va neanche di scriverne il nome, deriso e strattonato continuamente, ma in quelle foto egli ha sempre il sorriso finto dei suoi show delle sue bugie, delle sue escort e dei suoi quattrini. Quasi inattacabili, quelle sue pose, hanno lo schifoso meccanismo di azzerare tutto ciò che c'è scritto accanto, tutto diventa macchietta, tutto diventa luogo comune, tutto diventa amenità di fianco, sopra o sotto quella immagine trita e ritrita.
Poi, nel mio scroll silenzioso con sottofondo Einaudi, si affacciano fotografia di tacchi a spillo, di tre o quattro ragazzine, sì loro inconsapevolmente consapevoli preferiscono fotografare le loro scarpe, atto, questo, volto a suggellare il loro patto-battesimo con il nulla che assorbirà le loro personalità da qui ai prossimi quarantanni.
Tornano immagini della Libia, non riesco a leggere il titolo che subito sono soppiantate da cinque facce di ragazzini strafatti che ballano in qualche discoteca "artificiale" della riviera adriatica. E le immagini si sovrappongono quelle braccia alzate al cielo, sono lo stesso urlo di dolore di quei ragazzi-guerrieri in Libia.
Ecco un immagine dell'ecce homo, che però è un lavoratore, uno di noi, dopo la manovra di questi giorni. Queste immagini sono violente, l'unico riparo per il mio sguardo è la musica sublime di Ludovico Einaudi, "March" di Wendy Carlos,  variazione sulla Nona Sinfonia di Beethoven, era per Alex di "arancia meccanica" il riscatto al dolore dell'uomo, questa musica lo diventa per me, potrebbe far sciogliere amanti, potrebbe accarezzare la nuca di un uomo che guarda il tramonto, potrebbe sottolineare un momento di abbandono, ma ascoltata con le immagini dell'informazione del mio scroll su facebook, diventa rabbiosa, quasi una tortura. (guarda il video: http://www.youtube.com/watch?v=Fcp3U36fhjM )
Provo: clicco su più recenti, si boicottano le multinazionali, Valentino Rossi piegato percorre una curva in orizzontale, poi ecco qualcuno posta una canzone... fermo qui il dolore, fermo in questo attimo la mia perversione, canta Vecchioni la posto qui.

http://www.youtube.com/watch?v=FxgxtlGZWvw

Quindici giorni di sciopero.


Ieri sera, mia figlia ed io abbiamo assistito all'accoppiamento di due lumache, è stato incredibile, era una danza con veli, tutto era argento e colore della terra, ci siamo strette una all'altra e cercavamo di capire cosa stesse succedendo, uno spettacolo solo per noi, erano attaccate al loro filo a testa in giù, lungo una colonna del mio porticato. Mentre stanotte ripensavo a quelle due lumache e allo spettacolo che ci avevano regalato, è arrivato di lato un altro pensiero, quello dello spettacolo innaturale che noi esseri umani, invece sappiamo regalare.
Ho pensato a come noi, fossimo così lontani dal creato rispetto a quelle due lumache eteree. Ho riflettuto tutto il giorno su quello che stava accadendo in Italia, nel mondo, nel mio posto di lavoro, tra le gente che conosco.
E non c'entravano niente le lumache, erano distanti anni luce. Il loro spettacolo si affievoliva mano mano che pensavo alla nostra grande attualità.
Attualità, una parola grande, troppo nuova, se ci si riferisce al mondo di oggi e agli uomini di oggi. Siamo tornati al primitivismo, senza però avere la spinta alla conoscenza che i primitivi avevano. Essi, infatti, creavano oggetti, per utilizzarli, perché a loro occorrevano, essi, i primitivi, vivevano l'oggetto. Noi oggi siamo vissuti dagli oggetti e dalle nuove conoscenze, non ce ne appropriamo, anzi ci lasciamo condizionare l'esistenza e la dignità.
Per qualsiasi oggetto, ancor più se tecnologico, siamo disposti anche a mangiare pane e sputo, ma per la nostra dignità non siamo disposti a fare nulla.
Eppure non sarebbe difficile riappropiarci del nostro destino, basterebbe togliere dal nostro budget il costo di un televisore o di uno smartphone e tutti insieme riusciremmo ad alzare la voce così forte da far turare le orecchie a chi non vorrebbe ascoltarci e non ci ha mai ascoltato.
Le industrie, le banche, le multinazionali, il potere, hanno capito come si fa ad indirizzare le masse. Bastano quattro messaggi in croce, creati da creativi, (così chiamano i pubblicitari, che di creatività non hanno nulla), e noi sentiamo dentro di noi bisogni che non avremmo mai voluto sentire, che non pensavamo neanche di avere. E siamo fritti, cervello fritto, sensibilità fritta e coscienza obliata.
Basterebbe fare poco, basterebbe soltanto che dentro di noi, riuscissimo a sentire il vero bisogno dell'uomo, quello di dignità, rispetto, riscatto, basterebbe che i bisogni li imparassimo a leggere dentro di noi, senza ascoltare chi ce li confeziona per farci gregge.
Non sarebbe, allora, nulla impossibile, e lo sciopero di un giorno non ci basterebbe, capiremmo che solo per un lungo periodo potremmo dare scossoni alle tasche di questi uomini fatti solo di tasche, i signori della nostra politica che poi è la nostra vita. Quindici giorni di sciopero ad oltranza, sarebbero una pestilenza, una carestia per chi vive sulle nostre spalle, per noi equivarrebbe al costo di un televisore, che è anche il costo della nostra dignità, valiamo pochissimo... per loro, invece, sarebbe uno sfacelo, una rottura peggiore di una rivoluzione.
Ma questo la signora Camusso, lo sa, non potrebbe mai succedere, nessuno rinuncerebbe per i propri diritti e per i diritti dei propri figli a mezzo mese di stipendio, solo perché non ne sentono il bisogno, e allora non sa come chiederle queste quindici giornate di sciopero.
Sarebbe bello, essere uniti, sotto una sola campana, quella della solidarietà e della dignità. Uomini italiani, persero la vita per questi motivi non più di cinquantanni fa, noi dovremmo solo rinunciare a metà dello stipendio. Quella metà dello stipendio, non andrebbe a nessuno, la toglieremmo solo a noi, causando però nei privilegiati, forti fortissimi disagi.
Potremmo chiedere aiuto a organizzazioni no profit, per garantirci nei quindici giorni di dolore e di riscatto, un pasto caldo e viveri di prima necessità, colpiti nei diritti umani, ne avremmo tutte le ragioni, ma poi, saremmo ricattabili anche da queste ultime? Non ho più fiducia nell'essere umano quando si cela dietro organizzazione seppur umanitarie.
A noi, uomini e donne del 2011 non serve Mosé, non occorre che qualcuno raggiunga il monte e ci dica che ha ricevuto le tavole, non occorre che qualcuno ci dica che stiamo perdendo la strada, lo sappiamo: è noto, rompiamo i falsi idoli che nella nostra testa ci hanno infilato, togliamo di mezzo i messaggi insulsi dei media, e recuperiamo la dignità e l'amore verso questo territorio interiore che abbiamo lasciato depredare per troppi anni.
Siamo liberi, nessuno ci costringe, la democrazia è questa dittatura, che ti fa sentire libero, ma sei più schiavo che sotto ogni tipo di tirannia. Sì, perché, con la democrazia tolgono anche la facoltà di dissentire, c'è questo stato di torpore che si annida dentro di noi e nei nostri rapporti personali. Eppure liberi lo siamo davvero.
Non è difficile, questo è un urlo disperato senza voce, basterebbe fare come le lumache, far l'amore e danzare in mezzo a opalescenze e colori lunari, occorrerebbe pensare che siamo esseri umani, capaci di ogni cosa, anche la più spettacolare.

http://www.youtube.com/watch?v=VtG5Xm0S-eU

giovedì 1 settembre 2011

Ascolta la neve!

http://www.youtube.com/watch?v=eH4oGJcCzdM&feature=fvwp&NR=1
(Apritelo e leggete)

Lui: Apro le tende, voglio vedere la neve che cade.
Lei: No, per favore, resta qui, lascia che il mio ginocchio riempia l'incavo della tua caviglia.
Ascoltiamola cadere, lasciamoci la sorpresa del paesaggio per domani, centelliniamo i sensi.
Lui: Ascolto, tu parla, io ascolto e tu parla, io ascolto e tu parla.
Lei: Avevo lunghi riccioli biondi, un vestito di velluto blu, con i polsini bianchi, scarpe di coppale nere e  un sorriso rotondo, avevo tutti intorno a me, e il pianoforte era al centro della sala, il pianoforte nero, a coda, grande immenso e i miei piedini arrivavano a malapena a toccare il pianoforte. Le mie manine seguivano esperte gli insegnamenti della mia maestra, ora dopo ora, cresceva dentro me un amore forte, potente duraturo, un amore unico, mai pago, un amore disinteressato, quello per la musica.
Lui: Fallo ancora, pigia le tue dita sulla mia pelle, sulla mia schiena, fa' di me il tuo pianoforte.
Lei: Tu sei l'altro, il negativo, l'amante, il razionale, il sesso, la profanazione.
Lui: (discostandosi da lei) Non è di certo quello che mi sarei voluto sentir dire, mai, da nessuna donna mai.
(si alza, e con il lenzuolo attorno alla vita si avvicina alla finestra)
Lei: non aprirla, fidati di quello che senti, non aprirla, fidati di te stesso, fidati di me.
Lui: (immobile con un lembo di tenda in mano piega la testa verso il petto) suonami qualcosa, usa la mia schiena e suona, usa le tue mani e suona questa neve.
Lei: (allungando le dita affusolate verso di lui nella penombra) vieni, torna a letto, giaci con me, in mezzo al nostro odore, senti il mio profumo, ascolta la neve che cade, vieni vicino a me cerca ogni mio incavo, e percorrilo con le dita. Silenzio, non parlare, ascolta, fidati di te.
Lui: ma chi sei? (Si allontana dalla finestra e carponi sul letto raggiunge il viso di lei) Chi sei, chi sei, chi sei...
Lei: non è importante, è importante soltanto che sono, come tu sei, ascolta il tuo respiro, ascolta il mio, recupera il tuo tempo, svieni accanto a me e ascolta la neve che cade. Il latrato di un cane, il rumore di una carrozza sul vialetto, il rumore del letto che cigola, del legno che arde. Recupera, e assorbi, e sarai pronto.
Lui: non voglio essere il tuo amante, il negativo, voglio essere il tuo amato.
Lei: ama te stesso e lo sarai, sciogliti tra i miei capelli, annusami, raccontami, leggimi, vivimi.
Lui: ma chi sei? chi sei? chi sei?
(si rialza, arriva alla tenda, sta per aprirla... ma si ferma e annusa l'aria, lei in ginocchio sul letto nuda, lo guarda con aria sorpresa, lui si gira, e lascia cadere la tenda di nuovo, le prende le mani, si alzano e sul letto in piedi ballano, ballano e poi ballano e poi ancora ballano, la stanza gira con loro, i loro corpi sono sudati, lei ha la schiena completamente curva e i capelli toccano i polpacci e lui la tiene per la schiena e lei sembra spezzarsi tra le sue braccia, l'inverno di Vivaldi risuona nelle loro orecchie in mezzo al silenzio della neve che cade).
Lui: com'è potente la vita, come è forte l'emozione, cosa c'è di più bello del suono della neve che cade, cosa mi hai insegnato in questa notte di freddo? Mi hai insegnato a respirare, mi hai insegnato l'emozione, mi hai insegnato la vita, mi hai insegnato chi sono, cosa posso provare e come posso fidarmi di me. Mi hai insegnato la gioia, la spensieratezza, il delirio, l'estasi. Ora posso aprire la finestra?
Lei: (con gli occhi in mezzo ai ricci) sei egoista, non puoi aver ascoltato il suono della neve. Non serve mentire a chi di menzogna non si nutre, non serve incantare chi di magia non se ne intende, serviva che tu fossi te stesso, un grande attore sei diventato, non posso fare altro, che andarmene.
Lui: no no no, eccolo il suono della neve lo ascolto, non andare, sono pronto non mi vedi?, sono qui, senza aprire le tende, aspetterò fino alla morte e arriverà il paesaggio di neve davanti ai miei occhi, non andare, so che nevica ne sento l'odore non andare per favore, resta qua suona il pianoforte con i tuoi ricci biondi di bimbetta, ridi contenta, sono qui, sono io colui che cercavi, la sento la neve... (la neve... detta senza alcuna convinzione).
Lei: non basta rispondere, per essere veri, non basta produrre echi per sembrare se stessi, non occorre nulla, solo ascoltare, non ne sei in grado, non suonerai mai, me ne vado, vai pure alla finestra (mentre dice questo si veste), apri quella tenda, guarda quel tuo piccolo vialetto, e poi torna a letto da solo, ad aspettare che arrivi la pioggia, per poi guardarla di nuovo battere su quel tuo stupido vialetto, poi torna a letto e aspetta che arrivi il sole, e poi alzati e vai a guardare alla finestra quello stupido spicchio di terra del tuo stupido vialetto, non c'è altro spazio per te, se non per te stesso e la tua pochezza... (aprendo la porta)
Lui: (incattivito, perché intercettato nel profondo) ora dove andrai troia, dalle dita che suonano?
Lei: ad accordare un altro pianoforte... suoneremo cadere la neve. (chiude la porta)
Lui: (a bassa voce) no resta, resta resta resta resta (ossessivo) (poi velocemente si avvicina alla finestra, apre la tenda e c'è una finestra chiusa, c'è il muro e l'intonaco, lui si piega in ginocchio lì davanti e piange piange piange urlando) SIPARIO

mercoledì 31 agosto 2011

Basta!

Io dico che basta.
Basta a dipendere dagli altri, basta ad aspettare il consenso degli altri, basta a scorreggiare facendo finta di parlare con gli altri. Dico basta, a chi non ha idee, dico basta a chi me le vuol rubare, a chi me le vuole cambiare. Dico basta a questo prossimo che non è mai stato più lontano di così. Basta alla quotidianità, e al suo non esserci, basta alle cazzate, basta a queste persone, scarabocchiate su una tela, questi visi senza contorni, senza spessore, senza colore. Smettetela di comprare in massa gli Iphone, e poi non li sapete neanche utilizzare, smettetela, di spendere i vostri umili risparmi in cerca di decoder digitali terresti perché avete paura degli switch off e di come potreste passare, senza la tele, anche solo una serata, dico che basta a vedere le librerie sempre vuote, o se piene, piene di personaggi che comprano l'ultimo libro di ricette. Basta a non ascoltare le parole di una canzone d'autore, basta con Lady Gaga, con questa immondizia che ci propinano e fagocitiamo giorno giorno dopo giorno. Dico basta alla galera delle immagini, basta alla frustrazione di uomini e donne che vivono vite che nessuno mai vivrà, la pubblicità non è mai reale. Basta a immaginare paradisi che altri hanno confezionato per noi. Basta a relegare il pensiero e la sua abitudine in cantine piene di muffa.
Io dico che basta.
Basta respirare a pieni polmoni, basta regalare un sorriso ai nostri figli, basta ascoltare le parole di chi ci vive accanto, dico che basta poco, che è tutto, per vivere.
Basta un tramonto sul mare, tra i monti, in città. Basta un ottimo libro che ci accompagni nelle ore di rilassamento. Basta scrivere una lettera a chi vogliamo che sappia di noi. Basta raccontare la propria esistenza, per poterla capire e farne tesoro. Basta attendere, alle soglie del passato questo fantasmagorico oggi, basta essere in salute, avere un cervello e un cuore. Basta farsi domande e cercare risposte da soli, o con qualcuno che le domande se le pone. Basta far l'amore, è così semplice, senza rincorrere questo maledetto sesso. Basta dormire, per sognare. Basta sognare per vivere. Basta ricordare per tornare bambini, basta piangere per sfogare la rabbia, il rancore e il dolore.
Basta mettere in conto che la nostra vita un giorno terminerà, per non perdere di vista le nostre priorità. Basta essere consapevoli, bastano anche pochi luridi soldi, per poter vivere con dignità. Basta studiare, per conoscere quello che non conosciamo, basta andare a teatro per un'emozione, basta una poesia per riflettere e contorcersi. Basta cantare a squarciagola, basta andare in bicicletta, basta una pizza, basta un cane, basta domani, per vivere oggi.
Smettiamocela.

domenica 28 agosto 2011

Cyrano! L'Essere umano...


W.A. Mozart
Requiem

Finalmente, oggi mi sono data una risposta.
Come si fa ad essere “Esseri umani"?
L'uomo, creatura divina, incredibile, non riesce mai ad essere all'altezza di se stesso, e delle aspettative che hanno su di lui.
L'uomo da quando uomo c'è, è riuscito, infinite volte a dare prova di essere “Essere umano”, certo le tante volte non sono che una infinitesima parte di quanto non ne abbia dato prova.
C'è chi non ne darà mai, c'è chi ci sarà sempre soltanto vicino, e chi invece lo sarà a tratti.
Essere umano, è colui che combatte, chi “Essere umano” non è.
Non sto parlando di guerre, già lì siamo distantissimi dalla natura umana.
Sto parlando di chi riesce, nonostante tutto, ad essere sempre e soltanto se stesso. Chi nonostante colpito dagli altri, anche i più vicini a sé, riesce a restare incontaminato. E' divino l'essere umano, quando riconoscendosi, ad ogni frazione di secondo, non lecca il culo, non ruba parola, non ruba concetti, non fa di sé il clone di ciò che umano non è. L'essere umano resta divino, e trae forza dalla sua non dualità.
E allora tutto intorno a lui ha una luce diversa, tutto parla di eccezionalità, tutto è come l'uomo dovrebbe essere. La sublimazione delle capre che oramai sono in circolazione è un mezzo uomo, sempre in bilico tra ciò che è e ciò che gli altri vorrebbero che fosse e allora mente, e allora si difende, e allora si inerpica e cade fragorosamente al suolo. Cerca di interrogarsi, ma la sua vita, forse, è peggiore di chi domande non se le pone più o non se le è mai poste.
"L'Essere umano" cambia, muta, ma lo ritrovi sempre, perché splende, perché ha idee, perché esprime il suo infinito, che proprio perché è infinito è cangevole e immanente.
"L'Essere umano", fatto, divenuto, ritrovato, ha qualcosa di commovente, di inebriante e allora, a noi umili capre o total capre, si alza la pelle, noi umili mezzi esseri umani, ci commuoviamo, vorremmo poter toccare chi Uomo finalmente è diventato, vorremmo sporcarlo perché siamo in grado solo di insozzare ogni cosa che tocchiamo e ogni frase che diciamo, non è realtà, ma ciò che vorremmo lo fosse.
E' inutile, cercare le verità per terra da maiali, occorre alzare gli occhi e avere la netta percezione di noi stessi e dei nostri limiti. Già così saremmo "Esseri umani", questo, sono convinta sia il primo passo, questo credo sia la nostra missione, guardare l'infinito che un creatore ci ha donato. Ci siamo persi, abbiamo delegato altri caproni a fare le nostre scelte e a parlare per noi, abbiamo dimenticato cosa, gente della nostra razza: “Esseri umani”, sono riusciti a fare. Non reggiamo il confronto e allora facciamo comunità, e allora creiamo luoghi comuni, e allora ci ritroviamo in branco nei posti di lavoro, nei centri commerciali, nei non luoghi dell'altrove.
Stasera, guardo mia figlia negli occhi, e penso che loro, i bambini sono “Esseri umani perfetti”, ma noi capre, riusciamo a smozzicare anche i nostri figli, li lasciamo nudi agli angoli delle loro strade e li incitiamo al non pensiero. Quale dolore ho nel guardarla: mia figlia. Mi domando, come farò a guardarti dentro, se non ho il mio infinito a portata di mano. Come dirò di aver vissuto, se non l'ho fatto?
Cosa ho fatto quando mi hanno proposto di fare l'”Esssere umano? Quando mi hanno dato questa chance cosa ho fatto di me? E' stata la migliore proposta che io abbia mai ricevuto, e la vivo qua, in questa landa desolata, senza mai utilizzare nulla del mio kit di sopravvivenza.
Lacrimavo e singhiozzavo, ascoltando la musica di Mozart, l'altra sera a teatro.
Come una gallina spiumata, ho guardato in faccia e ho ascoltato chi ha saputo essere “Essere umano”, con i rivoli di acqua irrefrenabili sulle gote, guardavo Daphne che con il suo piccolo “Essere umano infinito” cercava la sua possibilità.
Che disastro, non avrei mai voluto trovare la risposta, o meglio, l'avevo in tasca, ma sarebbe stato meglio, l'avessi continuata a usare per soffiarmi il naso.

http://www.youtube.com/watch?v=UjPagWRv6Qw  (Da ascoltare, per diventare un po' di più "Esseri umani")

sabato 13 agosto 2011

Riprendere fiato, tornare a resistere.


Marcel Proust
Che cosa cerchiamo, ogni volta che giriamo un angolo? Cosa cerchiamo dietro a ciascuna domanda, cosa vorremmo che succedesse, cosa vorremmo che ci dicessero?
Sviati dal giorno, inseguiamo le notti identiche e mai uguali dei nostri viaggi, non vediamo l'ora di guardare affacciati al davanzale, non vediamo l'ora di conoscere domani senza mai percepire cosa ci culla e canta questo dannato oggi. Mai ci appaga, mai ci esalta, questo dannato, maledetto oggi, tutto rinvia a domani, e questo domani non arriva mai, con le sue certezze incerte non arriva e non torna.
Anima tormentata, anima pura, errante, non sviarti, non fermare il tuo divenire per un banale interrogativo, è la vita che risponde ad ogni mia carezza, è la vita che mi abbraccia ad ogni mio palpitante fremito, è la vita che regala a mani piene vita e morte, due facce di una stessa donna.
La morte è il futuro della vita, è il suo lento divenire. Basta con le domande, non servono.
Mi riprendo la vita e vivo guardando negli occhi chi mi vive accanto.
Ho voglia di accorgermi di un respiro, ho voglia di accorgermi di un richiamo. Voglio poter ascoltare il passato e il presente di ogni essere umano. Ho voglia di pensare che tutti abbiamo talenti da regalare.
Il corpo magro di un ragazzo appena arrivato da lontano, dice molto di sé e del suo passato, i suoi occhi dicono tutto del suo futuro. Non è pago, ha voglia di imparare, ha voglia di crescere e di rimpolpare le sue ossa. Lo farà vedere a tutti coloro che in lui non hanno creduto, a tutti coloro che lo hanno abbandonato a tutti coloro che non hanno mai ascoltato i suoi pianti di bimbo.
Le labbra sorridenti di un'insegnante di piano, regalano a chi le sa osservare, l'amore per la musica, le sue dita flessuose sono un rimando inconscio al pianoforte il prolungamento della sua anima, i suoi occhi sono il tormento dell'artista che è arrivato vicino a Dio ma non sa a chi dirlo.
Anche io come Gaugain, vorrei dipingere e raggiungere Dio, per poi poter morire, anche io vorrei, che queste dita sopra questi tasti trasudassero divinità, ma la strada è difficile, e il grano seminato è tra rovi e spini.
Il casellante dell'autostrada, perché non saluta, perché non ringrazia. E' stanco di vedersi tendere mani, che danno e prendono denaro. E' stanco di sentire odori nauseabondi che trasudano dai finestrini, da macchine che rimandano a un'esistenza vuota. Sono stufi di sorridere a chi non sorride, sono stanchi di odori di stufato, di coiti barbari nei sedili posteriori dove sonnecchiano bimbi ignari delle trasgressioni dei loro genitori, sono stufi i casellanti, di protendere solo mani senza mai ricevere un grazie, sono felici invece quando dai finestrini arrivano le note di De André lasciate lì sospese tra il silenzio e il contatto delle mani, sono felici di poter odorare macchine dalle quali escono le parole della costruzione di una more di Ivano fossati, ci si butterebbero dentro quelle auto a percorrere la riviera, e poi gli appennini per poi ritornare al solito quadrato di cemento dal quale mai più salutare.
Perché un cliente di un ipermercato, guarda con strafottente aria di superiorità il ragazzo che lo sta aiutando nella vendita? Lo sa lui, che colui da sfottere è soltanto se stesso, lo sa lui che cerca in un bene chiamato merce l'illusione di essere libero, e nel momento in cui sceglie sa già di averla persa quella libertà che voleva acquistare. Lui lo sa che è vittima di un sistema, e il boia è proprio quel ragazzo che lo sta aiutando a perdere la libertà, il boia pagato per far quel lavoro, vendere beni materiali, merci alle quali non sa più dare un vero significato.
E poi, poi c'è l'uomo che lavora nel posto pubblico, trafitto dal nano che ha il cuore vicino al buco del culo, che credeva in se stesso e nella società, che ha studiato per vincere un concorso e che ora si ritrova ad esser considerato il ladro. Sì possessore di un posto fisso pubblico, il ladro che ruba lo stipendio, che è alla mercé di personaggi tenuti lì perché amici di merende del piccolo feudatario di turno, perché amica di merende e di baccanali del feudatario di turno, tutto tutto ruota intorno al sesso e al potere e il piccolo dipendente pubblico non ha né l'una né l'altra.
Perché fin da piccola io credevo che gli adulti fossero delle divinità, perché io credevo che solo loro avessero la strada da insegnarmi, invece ho dovuto imparare profanando me stessa che dietro ad occhi con rughe spesso non c'è né saggezza né profondità.
Ringrazio i miei classici, i miei libri, gli uomini e le donne che amano raccontare il vero e il falso, che hanno raccontato ogni profilo, ogni fattezza di occhi, ogni sussulto di anima, che hanno descritto l'indescrivibile e ciò che credevamo perso dentro di noi, ringrazio, in particolare, colui che grazie a una madeleine imbevuta nell'infuso di tiglio ha prolungato le mie notti e ingrandito le mie percezioni... Marcel Proust, non te l'ho mai detto ma ti amo.

martedì 9 agosto 2011

E la chiamano estate...

Luigi Tenco

E la chiamano estate, questa calura intrisa di vapore che permea la pelle fino alle ossa.

E la chiamano estate, questo tripudio di colori tumefatti, questo intingolo di brezza marina e carne putrefatta.

E la chiamano estate e il gattino nero piccino piccino muore tra le braccia di Dadà, attaccato dalle larve di mosche.

Tutte le sere a coccolarlo a somministrargli goccia goccia linfa vitale e antibiotico.

Il gattino nero piccino piccino è morto, ha scritto Dadà, su un quadernone a quadretti, un 5mm, un pomeriggio di questa estate, e ha continuato, andando a capo: ma non sono dispiaciuta, (si è fatta coraggio), ha smesso di soffrire.

E la chiamano estate, questo continuo avanzare del tempo, questo continuo mio lavorare, in un posto in cui è d'estate, quella con le pinne fucile ed occhiali, che si lavora di più.

E la chiamano estate, quella che è cominciata per noi con una notizia orribile, tutta rivolta a mia madre.

E la chiamano estate, notte dopo notte a pregare, affinché tutti gli esami dicessero che ce la puo' fare.
(Ce la farà!).
E la chiamano estate, con queste nubi e questo dolore di vivere che trafigge il petto e trasuda nelle mani.

Sta finendo, se Dio vuole, l'estate! Il fratello del gattino piccino piccino è in buona salute, la temperatura diminuisce e non ci sono mosche né larve, mia madre si opererà e tirerà e tireremo un respirone di sollievo, sta finendo l'estate e le nubi torneranno al loro posto a fare il loro dovere, non trasuderanno le anime e le mani; ma cadranno le foglie e tutto avrà colore vero.

Finirà questa estate gialla e arancio.

Finiranno le albe che non finiscono più e i giorni interminabili, perché noi uomini non ne abbiamo bisogno, non pensiamo, non amiamo, non soffriamo, non concludiamo, non viviamo e il giorno è troppo lungo per chi non ha nulla da fare.

A cosa serve l'estate con gli i phone, a cosa serve l'estate con la wii, a cosa serve l'estate con le madri sotto gli ombrelloni a messaggiare all'amante, a cosa serve l'estate se non ha nulla da tramandare, falò intorno ai quali cantare canzoni inneggiando alla vita, passeggiate all'imbrunire sul bagnasciuga, battiti di cuori interminabili quando occhi si posano su quegli occhi a cosa serve l'estate se siamo persi in una stagione cyber in preda a non sense, in preda alla logorante ricerca del nulla e dei vizi ad esso abbinati?

Finalmente! Finisce l'estate.

giovedì 9 giugno 2011

Ho visto Nina Volare


Guardava in maniera vacua e ostinata un punto fisso sull'asfalto. Era una macchia nera, un chewingum, sputato da qualcuno molto tempo prima.
“Ero una bravissima ballerina, mia madre me lo diceva sempre”.
Aveva la gambette rattrappite e a stento toccava terra. Seduta sopra quella panchina piena di scritte nere. Le mani in grembo, i capelli ingialliti dal tempo, una magliettina a righe marrone e beige.
Un pettinino cercava di fermare quel vento ostinato che le scopriva parte della cute, rossa, e delicata.
“Ero una bravissima ballerina, mia madre me lo diceva sempre”.
Gli occhi non guardavano la macchia nera, gli occhi ottenebrati dalla cataratta, guardavano un posto lontano da qui, da me, da lei. Guardavano il suo ieri.
“Hai freddo?” le chiesi con voce pacata per non turbare i suoi ricordi.
“Perché mi chiedi questo?” rispose senza cambiare traiettoria dello sguardo.
“Tremi tutta”.
“Non è tremore, è il vento che mi fa muovere, il vento mi scompiglia i capelli”.
Sì, il vento le scompigliava i capelli, ma non era la causa del suo movimento.
I piedini, continuavano ad andare avanti e indietro senza toccare terra.
“Ero una bravissima ballerina, mia madre me lo diceva sempre”.
Silenzio, e il suo corpo immobile aveva movimento.
“Il mio saggio di danza, sono la prima ballerina, sono venuti tutti a guardarmi: c'è mamma, papà nonna, ci sono le mie cuginette, mi viene da vomitare, cadrò, ho paura.”
Avevo voglia di abbracciarla, era così esile, così piegata e curva su se stessa, era così vecchia, così sola.
“Si apre il sipario e tutto il terrore va via, ballo leggiadra, e ho nel cuore una certezza: mia madre sta piangendo, sono la sua ballerina, l'unico amore della sua vita, lei vive per me, io vivo per lei”.
Le sue gambette sopra quella panchina sembravano danzare, e le sue mani rugose in grembo si agitavano.
“Ho il cuore gonfio, mi sento fondere con la musica e i miei passi sono perfetti, ho tutta me da donare, ricambio il vostro amore, dileguata nelle note e nelle movenze”.
Stavo piangendo anch'io, assistevo a quel balletto immobile, impercettibile, ma ne ricevevo tutte le emozioni. Ero la madre, seduta su una poltroncina di un teatro, con le mani chiuse davanti al naso, e gli occhi dentro al cuore di questa figlia oramai vecchia.
“Ecco sono le ultime note, è scesa l'altalena, è bellissima, decorata da rose bianche e toulle, ci son salita sopra, e piano piano inizio a dondolare, con la stessa lentezza con cui terminano le note”.
Tutto è buio, si accendono le luci, e un'ovazione riempie il teatro. Sono in piedi, davanti a mia figlia oramai vecchia, piango e la guardo salutare il pubblico. Ho gli occhi pieni di lacrime, e da quel liquido traspare il suo volto pieno di gioia.
Mi capita spesso, immagino, come ricorderò il presente, fermo i miei occhi su ombre, sfumature di colori, odori e sensazioni, per poi trasferirli nel futuro per riavere, un giorno, le stesse emozioni, mi catapulto anche nella mia assenza, e ti immagino vecchia, senza più me, senza più noi, con ricordi indelebili nella mente.
Ho sempre voglia di futuro, mentre mi godo questo grandioso presente.
Ti amo Dadà, complimenti per il saggio, “Sei una bravissima ballerina”.

martedì 7 giugno 2011

ECCE HOMO


Ecce Homo Michelangelo Merisi da Caravaggio
Olio su tela 128 x 103 cm
1605 o 1609
Genova, Galleria di Palazzo Bianco

I gruppi di ragazzi che si incontrano in nome della religione cattolica cristiana, che è anche il mio credo, hanno un obiettivo comune... a volte vorrei capire qual è.
Dico questo perché ieri sono stata testimone di comportamenti e atteggiamenti, completamente fuori dal discorso cattolico, cristiano, apostolico-romano.
Ero in un contesto universitario, in una casa dello studente, in cui, la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze con orgoglio rivendicano la loro fede cristiana, diventando testimoni di Cristo, un po' spostati a sinistra e un po' spostati a destra.
Già sta cosa mi manda al manicomio... spostati a sinistra e spostati a destra... di cosa?
E soprattutto cosa c'entra la politica con Gesù?
Non sono finta tonta, so che non c'entra nulla, ma è così che funziona in Italia no?
Anche i cattolici, prima erano demo cristiani, poi sono diventati di destra e poi anche di sinistra.
Ci si avvicina di più al regno dei cieli spostandosi sui vari punti cardinali del parlamento.
Comunque, quando guardo in mondo visione, le immagini del nostro amato Papa Carol e dei papa boys and girls, non me li immagino come quelli che ho visto ieri in quella casa dello studente.
Grandi angeli, ragazzi rivoluzionari, che vivono nel nome di Gesù, che basta il nome, per far venire in mente la parola: rivoluzione.
I giovani cattolici sono, lo credo fermamente proprio così. Solidali, educati, pieni di valori, di amore, compassionevoli, incapaci di odi, rancori e invidia.
Degli angeli, con i peccatucci di tutti i ragazzi, con un grande fuoco dentro: la parola di Dio.
Vogliono la pace nel mondo, riconoscere nell'altro il proprio fratello, porgere l'altra guancia, dicono e applicano il chi è senza peccato scagli la prima pietra, danno da mangiare agli affamati, lasciano che i bambini vivano la loro infanzia, desiderano dividere il misero pasto con i propri fratelli meno fortunati...
Basta leggere un Vangelo, che ne so, quello di Luca, il più semplice e il più vicino a noi, per capire che i ragazzi di oggi, cattolici cristiani sono dei grandi rivoluzionari, altro che los indignatos spagnoli.
Poi, però, quando trasferisci il tutto nella mente di chi, fede non ha, ma bisogni terreni, materiali, di dare e ricevere, allora il tutto appare grigio, senza connotati, insomma un bluff.
Mi è dispiaciuto, davvero molto, ieri, assistere alla mancanza di educazione,di assistere alla completa assenza di dettato religioso, di vedere che i ragazzi, quei ragazzi cresciuti in seno alla chiesa, di rivoluzionario non hanno nulla.
Sono un'eccezione ne sono convinta, ma la miseria umana italiana, è davvero un disastro antropologico.
E' davvero dura, cercare di insegnare ai ragazzi vissuti all'ombra della tv dei nostri tempi, vissuti imparando nelle scuole dei nostri tempi, dicevo è troppo dura, insegnare loro, il perdono, la riconoscenza, l'educazione, il rispetto, la stima, l'essere fedeli a se stessi, il non vendersi, il non essere ricattabili, il non inginocchiarsi (se non in chiesa davanti all'ecce homo), di fronte al potere e a chi fa credere loro di possederlo.
Mi spiace, di  non aver visto nei loro volti, qualcosa, che mi facesse capire guizzi, intelligenza, magnanimità, carisma, voglia di fare, di cambiare.
Bigotti, finti, senza un ideale, vuoti, vacui, esseri parlanti per frasi fatte, cerimonieri di corte, buffoni di corte.
Il sei giugno scorso ero in piazza Simonetti ad Ascoli per lo sciopero generale organizzato dalla CGIL, sembra che non parli d'altro, ma è solo un caso, ricordo che avevo le lacrime agli occhi durante l'intervento di un ragazzo, un giovane, guardava il suo futuro, e cercava di spiegare ai suoi coetanei e a noi, quello che voleva, aveva un grande fuoco dentro, aveva una grande cultura di umanità dentro, era un ragazzo speciale, mentre parlava mi sono detta, vorrei che Daphne a diciott'anni non andasse a scuola, per fare quello che stanno facendo sti giovani, vorrei mia figlia consapevole come lo è questo ragazzo che parla con veemenza e chiarezza, che si indigna, che dice no, con forza, senza paura di non leccare il sedere, senza paura di nulla, non incosciente, ma pieno di certezze.
Non so se quel ragazzo vada in chiesa o meno, non so se quel ragazzo, si confessa, prega, o si comunica, ma quel ragazzo in quel momento diceva cose vicinissime al Vangelo, era così vicino a Gesù perché era puro.
Quelli che ho visto ieri, non  lo erano. Mi spiace Chezia, ma come ti diceva tuo padre, cerca cerca, alla fine la pepita la trovi.

domenica 5 giugno 2011

Grazie Alessandro, Luana, Primo, Tommaso, Piero,...etc

Il sindacato, in Italia, funziona? In Italia, oggi, non funziona nulla, senza che stiamo a menare il can per l'aia.
Non funziona nulla, non per incapacità.
Non funziona nulla, perché, come detto e ridetto, nei posti di lavoro arriva il raccomandato somarello, arriva il figlio di papà senza alcuna specializzazione, arriva l'amico dell'amico che porta voti, che non c'ha voglia di fare niente, ma viene messo in un ufficio a fare la vacca alle spalle di chi lavora.
Problemi annosi, quasi banali, oramai non se ne può più di sentirne parlare.
Ma il sindacato?
La domanda era questa.
Il sindacato funziona?
Dietro questo scenario di ambiguità, dietro alla filosofia del potere e del denaro, della corruzione e della prevaricazione, un sindacato funziona quel che può funzionare.
Il marcio non è nel sindacato in sé, che non ha perso le sue finalità, le sue prospettive e il suo messaggio, ma nell'uomo in seno al sindacato.
Occcorre guardare bene, e votare bene quando si vota per il proprio sindacato, nel proprio piccolissimo posto di lavoro.
 Da lì parte tutto, da lì c'è la scelta e la soluzione allo schifio italiano.
La votazione di un rappresentante RSU, ha un grandissimo valore.
Occorre scegliere, una persona proba, occorre scegliere una persona che davanti al lavoro  non si è mai tirata indietro, una persona che è da esempio, una persona che non ci ha mai delusi, una persona che stimiamo.
Sono nostri colleghi di lavoro, li conosciamo da tempo e sappiamo di non sbagliare.
Non si può votare l'RSU, con la stessa leggerezza del televoto di X factor.
Nel mio posto di lavoro, il sindacato, il mio sindacato CGIL, funziona al massimo.
Sono ragazzi e ragazze, di cui mi fido totalmente, sono persone chiare, limpide, sempre presenti, vicine anche umanamente.
L'essere trasparenti è il punto di partenza, quando la trasparenza manca, va tutto in malora.
Non ho mai sentito chiedere a nessuno di noi il tesseramento in cambio di aiuto, si tutelano i lavoratori tutti, tesserati CGIL, o CISL o non tesserati.
Questo è un punto di partenza fantastico, da qui ad arrivare alla corruzione il percorso è troppo lungo.
Non ci arriveranno mai.
Amo il loro coraggio, la loro forza, il mettersi davanti a tutti noi senza paura.
In Italia,  la situazione non è così florida, non è così trasparente, ma tutto parte dalla nostra scelta, il tutto è riconducibile a noi.
Il sindacato funziona se vogliamo che funzioni, dobbiamo informarci del  loro operato nella nostra piccola realtà, occorre sapere se, chi abbiamo votato, è stato perché animato da grande spirito di solidarietà o per personalismi e possibili ascese personali, occorre sapere e pretendere di saperlo.
Se il vostro sindacato è sempre a vostra disposizione e vi informa quotidianamente su tutto, non ha nulla da nascondere, se non lo fa e latita, occorre cambiare tessera e scelta di candidato.

« I nostri programmi sono decisamente rivoluzionari le nostre idee appartengono a quelle che in regime democratico si chiamerebbero "di sinistra"; le nostre istituzioni sono conseguenza diretta dei nostri programmi; il nostro ideale è lo Stato del Lavoro. Su ciò non può esserci dubbio: noi siamo i proletari in lotta, per la vita e per la morte, contro il capitalismo. Siamo i rivoluzionari alla ricerca di un ordine nuovo. Se questo è vero, rivolgersi alla borghesia agitando il pericolo rosso è un assurdo. Lo spauracchio vero, il pericolo autentico, la minaccia contro cui lottiamo senza sosta, viene da destra. A noi non interessa quindi nulla di avere alleata, contro la minaccia del pericolo rosso, la borghesia capitalista: anche nella migliore delle ipotesi non sarebbe che un'alleata infida, che tenterebbe di farci servire i suoi scopi, come ha già fatto più di una volta con un certo successo. Sprecare parole per essa è perfettamente superfluo. Anzi, è dannoso, in quanto ci fa confondere, dagli autentici rivoluzionari di qualsiasi tinta, con gli uomini della reazione di cui usiamo talvolta il linguaggio »

Non lasciatevi ingannare dalle tante parole dette bene, potrebbero suonare bene, ed essere convincenti, i fatti sono determinanti, i fatti fanno la differenza.

Dimenticavo! le parole sopra le ha pronunciate Benito Mussolini.


venerdì 3 giugno 2011

Mare, mare, mare...voglio annegare!

Stasera ho guardato a fondo le mappe di Google.
Cercavo un posto per andare in vacanza.
Ho preso le ferie a settembre, è il periodo migliore, poca gente in giro, prezzi molto più bassi e profumo d'autunno nell'aria.
Io odio l'estate.
Tutta quella gente ammassata sotto agli ombrelloni, a sudare, a sentire l'odore del prossimo, delle altrui creme solari, e delle altrui corna, dolori e figli disubbidienti.
Odio l'estate perché per me, è l'ultima fase della natura. Tutto è maturissimo, quasi fradicio, anche gli insetti non ce la fanno più, l'estate è la stagione prima della morte. E' per l'uomo la vecchiaia. Non c'è niente che dovrà crescere, nulla in fermento, anzi, in campagna si cerca di raccogliere quello che si può, ma il caldo imperversa e tutto marcisce. Come all'essere umano oramai vecchio, la bocca puzza, la carne stessa emana cattivo odore. Ecco cosa è l'estate per me. L'autunno invece mi rende felicissima, come quando ho saputo di essere incinta, è il momento magico, è il momento embrionale della natura, è in autunno che tutto si prepara, gli animali si preparano a vivere i loro mesi nel calduccio della loro tana, gli alberi perdono le foglie, e sono pronti a rinascere... tra un po' arriveranno i primi freddi e poi le nevicate e la casa calda e il camino acceso e odore di affetti veri, di amore di vita serena. Odore di Natale.
Ebbene, a parte la digressione, voglio andare in vacanza a settembre, voglio andare, anzi voglio tornare nel Sud Tirolo.
Ci siamo stati quattro anni fa, Dadà era piccolissima, un pulcino, dormiva accanto a me toccandomi l'orecchio "checco checco" e si addormentava.
Ci alzavamo al mattino presto con quell'aria fresca che solo in quelle regioni fredde si puo' sentire.
Avevamo una grande gioia nel cuore, e Dadà ed io vivevamo in simbiosi.
Ricordo il lettone in cui dormivano tutti e tre, un lettone tutto bianco,soffice e davanti al letto, una finestrona grandissima che ci mostrava le vette già bianche.
Passeggiate, frustuck (la prima colazione), viaggi nella natura, a cavallo.
Fu un'estate indimenticabile, vorrei rifarla.
Vorrei tornare con la mia famiglia in Sud Tirolo.
Voglio recuperare e far la somma di questi ultimi quattro anni.
Mi commuovevo stasera, pensando al tempo che scorre troppo velocemente.
A come non riesco a fermare tutto nei miei ricordi.
Vorrei che Daphne avesse ancora tre anni.
Vorrei che il tempo si dilatasse e che potessimo tornare indietro per risentire l'odore di neonato dietro al lobo degli orecchi.
Voglio andare in Sud Tirolo.
Appena torna, lo dico a mio marito, anzi lo chiamo adesso.

giovedì 2 giugno 2011

Non è tutto "Cha cha cha della limonata" quel che conosciamo.


L Estasi di Santa Teresa d’ Avila (1647 – 1652)
Stasera voglio parlare di Giuni Russo, credo che sia stata la più grande cantante italiana.
Mi spiace che tutti la conoscano per la frivola “Un' estate al mare”, ma lei, davvero, ha cantato, scritto e interpretato canzoni-poesia che occorre davvero ascoltare.
Io ne ho molte e sono contenta che Daphne conosca Giuni Russo, per la cantante che è stata.
Mi piacerebbe, per voi che non lo sapeste, incuriosirvi e farvela conoscere.
Gli ultimi anni della sua vita li ha passati in un monastero delle Carmelitane Scalze e si è avvicinata allo studio di testi sacri e alle opere di San Giovanni della Croce e di Santa Teresa D'avila, ma ha fatto molto di più, ha reso alcuni di questi testi, canzoni rare, che esibiva a teatro, per il suo pubblico di nicchia.
Non ebbe mai il successo che avrebbe dovuto avere, perché non si inginocchiò al potere, ruppe con la sua casa discografica ed essa come per vendetta dette a tutte le altre case discografiche italiane che contavano, l'immagine di una Giuni russo intrattabile e ingestibile. 
Venne esclusa da tutto e da tutti, ma la sua voce resta poderosa e regala emozioni a chiunque voglia avvicinarla.
Struggente la canzone “l'addio”, interpretazione formidabile. Sembra, ascoltando, la mia Giuni, di guardare un film, sembra di essere dentro una storia, e incredibile, in quattro minuti, hai fatto in tempo a fare qualsiasi cosa, emozionarti, arrabbiarti, sorridere, e interrogarti.
Quando sento Mediterranea, penso alla sua vita da fanciulla, era la penultima di nove figli, il padre si scordò di certificare la sua nascita e lo fece tre giorni dopo, non il sette settembre 1951, ma il 10 settembre dello stesso anno. E poi il mare, le lampare, e portami via da qui!
Era già a tredici anni una promessa, lavorava il pomeriggio in una gelateria, e riusciva così a pagarsi gli studi di canto.
Il momento più bello della sua carriera fu quando conobbe Franco Battiato, egli riuscì a capire l'animo di questa autrice, riuscì a portare fuori tutte le sue doti artistiche e canore.
Il giorno prima della morte di Giuni, Battiato era in tournée e dedicò l'intera serata alla sua grande amica. Morì la notte tra il 13 e il 14 settembre del 2004.

Dietro la finestra guardavamo le rondini sfrecciare in alto e in verticale, ogni tanto un aquilone... stavamo bene, per orgoglio, non dovevi, lasciarmi andare via, lasciarmi andare via...


Mentre la ascoltate chiudete gli occhi e state al buio... il paradiso!

E' speciale il rapporto che viene automatico instaurare con lei, un rapporto di sviscerata e viscerale vicinanza, questa donna ha l'aspetto di una come noi, e la voce di nessuna come noi.

E' incredibile la sua estensione vocale, non so se ricordate il grido del gabbiano che riusciva a fare, se non lo ricordate riascoltate “un'estate al mare” quelli che sentite non sono gabbiani veri è la sua voce.

Bellissimo anche il duetto con la Rettore: “Sarò una vipera”, dona una carica straordinaria e un senso di onnipotenza.

Ti potrei cantare la norma di Bellini
Con dei fonemi sardi oppure giapponesi
Le trifonie dei mongoli le trifonie dei mongoli
Anata wa anata to futari anata wa

Struggente la canzone “Atmosfera”, in cui una donna, spera che l'uomo che ama, faccia la sua scelta, quella di vivere accanto a lei.

Lungo le contrade, della prima sera, noi vestiti bene , in sintonia con l'atmosfera, era di domenica poco tempo fa. Scrivi ai tuoi parenti che non puoi tornare, che ritardi ancora, non mi abbandonare, copriti la schiena... qui c'è umidità.

Copriti la schiena, qui c'è umidità... in queste parole, si cela l'amore. Se si è in grado dire al proprio uomo “Copriti la schiena, qui c'è umidità”, non serve altro, non occorre più alcuna parola.

Buon ascolto!

mercoledì 1 giugno 2011

I sacrifici disumani

Misseri è stato rilasciato, Pisapia ha vinto. Queste le notizione di ieri che poi, hanno riecheggiato per tutto oggi.
Ma siamo sicuri che Misseri non c'entra nulla? Siamo sicuri che Misseri, in quell'olezzante famiglia non ci sia crogiolato?
Siamo sicuri che poi, la vittima della famigliuola anti Mulino Bianco, non sia il più grande carnefice?
Vivere sopra una sedia, a non contare nulla, a essere maltrattato e vilipeso da una moglie e da una figlia, fino a giurare e spergiurare di essere egli stesso l'omicida, non è, una situazione altrettanto punibile?
Non ho pietà per Misseri, com'è stato facile per lui aver sposato un mostro e aver messo al mondo orchi, è stato altrettanto facile tirarsene fuori.
Sono giochetti famigliari, sono equilibri-baratri, che in alcune coppie fanno la differenza.
Molte famiglie, tirano avanti una vita con un carnefice e una vittima, guai a toglierli da quella situazione. Starebbero malissimo, non vivrebbero più l'uno senza torture e l'altro senza qualcuno da torturare.
Misseri sarà anche libero, ma le mani sul collo della piccola Sara erano anche le sue.
Un uomo che non ha mai avuto una opinione se non quella della moglie e ha fatto poi intendere a tutti che non la poteva avere, non ha mai detto neanche a se stesso che quella situazione era comodissima.
Poverino Michele Misseri, dicevano tutti in paese, anche prima che il tutto succedesse, e lui era felice, Cosima lo stesso, e tutta la famiglia matriarcale cresceva nel proprio salotto, cercando un capro espiatorio sul quale far confluire tutte le loro frustrazioni, i loro progetti non riusciti, la loro vita macabra... alla ricerca dell'agnello sacrificale che inconsapevole e puro si è condotto da solo nella tana del lupo.
L'agnellino e il lupo... presto fatto.
Lasciando Misseri al suo pensiero di volersi uccidere, Pisapia, troneggiava in tutti i tg e in tutti gli approfondimenti.
E ancora, mi domandavo, (ieri mi sono fatta un sacco di domande), chi mi convince di più? La non colpevolezza di Misseri o la vittoria di Pisapia?
Non è che dobbiamo così tanto gioire, sapete?
Non c'è proprio niente da ridere.
Ma davvero credete che con la vittoria di Pisapia, l' Italia non sarà più la stessa, credete davvero che la vittoria di Pisapia è il principio del cambiamento?
Ma finiamola. scendiamo dalle piante.
Per l'Italia non c'è cura, sono tutti corrotti e corruttibili.
Non sono affatto i candidati romani, (coloro che potevano indossare la veste candida perché persone integerrime), sono tutti monnezze.
Persone ambigue che a noi ci tocca votare, perché altro non c'è.
Non ci sono altre scelte da fare.
Ora che possono smettere di parlare di Berlusconi, possono parlare degli italiani. Ce la faranno a fare?
Mah! io sono così disincantata, che non ci credo.
Non ci credo a una Italia, retta, senza clientelismo, senza mafia, senza corruzione.
Non ci credo, so soltanto che la maggior parte degli italiani non lo è: corrotta, mafiosa, corruttibile; ma quella piccola fetta, che lo è, è quella che gli onesti italiani devono votare.
Non sto parlando di Pisapia, non lo conosco, ma quando si arriva al potere si può rimanere puri?
Macché!... Misseri è uscito, la Moratti ha perso. Non c'è proprio niente da ridere.
Non c'era da ridere e non ci sarà da ridere.
La vittima non è mai solo vittima e il carnefice lo è solo perché c'è una vittima che glielo ha permesso.

martedì 31 maggio 2011

Chi trova un amico trova un tesoro.

Credo che la cosa più difficile che ci sia da fare, è quella di dire a noi stessi "ho sbagliato" e poi domandare scusa alla persona che abbiamo ferito. Ammettere i propri errori e le proprie debolezze è un'esperienza che tutti dovrebbero fare, solo così si diventa uomini e donne.

Il giorno che ci siamo sposati, Amadio e io, c'è stata una piccola ma grande turbolenza, che, proprio perché era il giorno del mio matrimonio, mi sembrava gravissima, ricordo che uscendo dalla Pinacoteca, dopo aver detto sì, io avevo il volto tirato e già discutevo con lui. Ci sono i filmini e le foto a provare questo stato d'animo, poi c'è anche il riso che viene tirato, mio marito che mi guarda negli occhi e dal movimento delle labbra si capisce che mi dice "Scusa". E' da lì che il nostro matrimonio si è fortificato, la mia pelle si è distesa, e tutto è tornato come doveva essere.
Molte persone che conosco, si ritrovano invischiate in relazioni, giochi di coppia, matrimoni, fidanzamenti, in cui si fa a gara nel mostrarsi più forti. Gli uomini, sono convinti che solo mostrando i bicipiti e durezza hanno gli attributi. La sensibilità è a uso e consumo esclusivo delle donne, che ci si crogiolano e lì trovano una propria dimensione lontana da quella dei loro partner, rudi e così profondamente disumani.
Un uomo mediocre, è colui che non ammette di aver sbagliato.
Un uomo mediocre, è colui che continua a mentirsi e a mentire.
La menzogna è intima amica del finto orgoglio. Ignoranza, per lo più, alberga in questi animi.
Ma come si fa a sposare qualcuno soltanto per l'aspetto fisico? Come si fa poi a pentirsi e a dolersene?
Non essere se stessi, è un altra delle caratteristiche proprie di chi non sbaglia mai.
Fanno quei sorrisini, dicono quelle paroline così tanto banali, non hanno mai un'opinione accesa su qualcosa o qualcuno, e piano piano ti accorgi che in realtà una cosa interessa loro davvero, e quella cosa è se stessi.
E' strano no?, non sono loro stessi, ma sono interessati a loro stessi soltanto.
A cosa poi sono interessati?
Al mostrarsi sempre al di sopra delle loro possibilità: economiche, fisiche, lavorative, mentali.
Sono disegni fatti con gesso alla lavagna e poi malamente cancellati, senza contorni e senza consistenza, sbiaditi, mostrano qualcosa che potrebbe esserci e che non c'è mai stata.
La presunzione è un altro sintomo, loro dall'alto della propria torre di certezze fasulle, presumono.
Presumono di sapere, presumono di conoscere e presumono di vivere.
Cadaveri, zoombie.
Si puo' passare anche alla supponenza, ma lì siamo quasi alla patologia.
Baluardi inespugnabili, forzieri segreti, isole del tesoro, queste persone sono quelle che più ci faranno soffrire, sembreranno compassionevoli, sembreranno sensibili, sembreranno empatiche, sembreranno sincere e sembreranno anche intelligenti. A forza di risucchiare il prossimo, sono un Golem di altrui pezzi di carne.
Come fare? Una cartina al tornasole... occorrerebbe.
Diceva Gaber "Mio fratello era intelligentissimo, e io, sempre vicino a lui attaccato a lui, ma niente... l'intelligenza non s'attacca, la scarlattina sì".
Questi personaggi, sono untori, se li tocchi, quando gravitano attorno a te, ti trasmettono qualche malattia.
Ti tirano giù per la veste, vogliono che tu diventi come loro. E cercano in tutti i modi per fartici diventare.
Mele marce, contenitori impolverati.
Amo l'umiltà, dietro ad essa, non c'è mai nulla di quello sopra citato.
Amo la bontà, essa se vera, non ha mai lati oscuri.
Amo la crudeltà, anch'essa alberga in animi netti contraddistinti seppur negativi.
Non vi sopporto, stupidi, intelligentoni, codardi e ordinari.
Per poter cambiare il mondo, occorre trovare pepite, e avere la costanza di cercarle per tutta una vita.


lunedì 30 maggio 2011

Adamo ed Eva... storia di farfalle

Gustav Klimt
"Adamo ed Eva" (incompiuto)
1917-18, olio su tela
Per arrivare a casa mia, c'è da percorrere una strada sterrata rocambolesca, piena di imprevisti. E' facilissimo incontrare un fagiano, una civetta, un falco, un cinghiale, gatti selvatici, tassi e volpi. Anche la vegetazione è fiorente, a dire il vero, è fin troppo fiorente.
Spesso vengo pervasa da una nostalgia e da un senso di solitudine guardando quel verde, spesso penso di non poterne più, e altre di non poterne più fare a meno. Ma questa è una delle mie tante imprese mentali, una delle mie tante tentazioni alle quali non resisto, quello di deprimermi per cercare una forte emozione.
Ma, stavo dicendo che quando arrivi a casa, sei abbracciato da rami di biancospino, da siepi di alloro, da piante di ulivo, da querce tentacolari e poi se sta arrivando l'estate, proprio prima di parcheggiare, ti si presenta con una chioma disordinatissima dell'albero del gelso.
O l'albero delle more (Morus alba … me lo ha detto wikipedia).
E' un albero bellissimo, foglie e rami caotici, pieno di succulente bacche bianche. Quando dico che è pieno, non è così per dire, i suoi rami arrivano quasi a terra per il peso dei frutti.
Oggi sono venuti Marco e Desirée. Lei fa delle marmellate divine, e vedendo questa pianta così piena ci ha proposto di cogliere le more promettendoci qualche barattolo di marmellata. Sono dieci anni oramai che abito qui, e non mi sono mai accorta dell'albero del gelso.
E' un albero, molto discreto, quasi insignificante, per chi non guarda attentamente, come, cioè, l'ho guardato sempre io. E' un albero altero, maestoso e affidabile.
Quando ho tirato verso di me un ramo, sono cadute almeno venti palline bianche sulla mia testa e ad ognuno di noi è successa la stessa cosa.
Ho guardato per terra e ho visto che il vialetto era pieno di frutti caduti.
C'era un tappeto di more.
Ho provato tenerezza, per quella pianta che ogni anno ci donava i suoi frutti e noi non ne godevamo. Ho pensato a quanto sia stata inutile per così tanto tempo.
Li piangeva i suoi figli. Appena accarezzavi un ramo, il gelso piangeva le sue lacrime bianche succose e dolci.
I miei cani si sono cibati del suo succo. Ora capisco perché spesso sostassero sotto quella pianta. E oggi davanti a me tutte e tre le palline raccoglievano da terra quel nettare.
Abbiamo pensato di mettere sotto l'albero un telo, così come si fa per la raccolta delle olive.
Con un lunghissimo bastone mio marito batteva i rami delicatamente e subito grandinava.
Desirée era felicissima, pensava alle sue marmellate, e non riusciva a crederci che per farne almeno dieci chili è bastato battere quei rami per cinque minuti.
Mia figlia, chiedeva al padre se si potessero mangiare, e ha fatto merenda con le more, era anche lei molto felice.
I bachi da seta, vengono nutriti con le sue foglie.
Foglie di gelso a creare farfalle, frutti di gelso per le confetture di Desirée.
Quanto è prodiga questa pianta, anche la sua ombra rinfresca il viandante, cerca di essere utile, si offre dando tutta se stessa, ma le more che lei regala, non si possono trasportare, troppo delicate. Vanno mangiate in loco. E' generosa, ma vuole che, una volta che ti accorgi di lei, le resti vicino deve guardarti mentre usufruisci di lei. Questa è l'unica cosa che chiede, le basta la pioggia, le basta il sole, basta un piccolo gesto perché arrivino i suoi frutti nelle tue mani, ma non puoi trasportarli, devi stare sotto la sua ombra e mangiarli in sua compagnia.
E' stato, oggi pomeriggio, come tornare indietro nel tempo. Ho fatto un parallelismo che mi ha scaldato il cuore. Ho pensato a quel ragazzino che era innamorato di me, che c'era sempre accanto a me, che faceva tutto per me, ma non aveva il coraggio di dirmelo, e io non lo notavo, non mi rendevo conto, non sapevo neanche chi fosse. Una volta saputo del suo amore, seppi che il mondo era un posto davvero bello, che le persone erano incredibili, e che io pur non ricambiando il suo amore, avevo da lui tutto quello che non avrei mai pensato di ottenere.
Grazie gelso... grazie per le a-more.